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  • Alex

I 6 principi utili per sviluppare l’empatia

Aggiornato il: 7 ott 2020

L’empatia è la capacità di entrare in profonda connessione con le altre persone, al punto da riuscire a sentire le loro emozioni e i loro stati d’animo, quasi come fossero i propri. Da non confondere con la simpatia, che è tutt’altro.

Essere empatico significa mettersi nei panni del tuo interlocutore per comprendere a livello viscerale il modo in cui vede e vive una determinata situazione. Grazie all’empatia potrai aiutare chi si trova in un momento difficile, tuttavia questo spirito di solidarietà si riflette positivamente sulla tua autostima.


Fare del bene agli altri equivale a fare del bene a se stessi. Non intendo essere un bonaccione, intendo diventare più sensibili. Spesso pensiamo che la sensibilità sia segno di debolezza, ma in realtà è una virtù che possiamo utilizzare nel costruire, mantenere e arricchire i rapporti sociali.

Essere empatico consiste nel possedere il potere di riuscire a soddisfare uno dei bisogni più alti degli esseri umani: il sentirsi considerati e ascoltati.



1. Fai complimenti (naturalmente sinceri



I complimenti sinceri fanno sempre piacere e gratificano chi li riceve. Se ti complimenti con un tuo collaboratore, per esempio, sarà motivato a lavorare con maggior impegno, portando all’azienda risultati migliori. Se lo fai al compagno/a, rafforzerà il vostro rapporto intimo.

Di tanto in tanto dire ai propri figli “sono fiero di te” aumenta la loro autostima e di conseguenza avranno molte probabilità di avere rapporti sociali di successo da adulti. I complimenti sono anche uno strumento per iniziare una conversazione con il piede giusto, sia in ambito professionale che personale.


Riconoscere i meriti delle persone può diventare una spinta alla crescita e alla produzione di un buon clima; un collaboratore si sentirà stimolato ad arricchire le proprie competenze, mentre un cliente prova la rassicurazione di essere nelle mani di un professionista.

Su piano personale riconoscere i meriti del compagno/ a, figli o amici, rafforza un rapporto libero e trasparente. Non riconoscere i sacrifici di una moglie o un marito porterà prima o puoi alla mancanza di gratitudine e di conseguenza una cattiva convivenza.

Invece lodare un figlio/a significa rafforzare il senso di fiducia in se stesso. Ma attenzione! I complimenti devono essere corrispondenti alla realtà, altrimenti potrebbero danneggiare, invece che connettere. Se dai del gentile ad una persona scortese, è molto probabile che tu non possa connetterti a lui. Perché?

Perché le persone sanno come sono. Sono consapevoli della loro verità, proprio perché scelgono di essere così. Una persona obesa sa di esserlo ed è consapevole di esserlo, per cui se le dici che la trovi dimagrita, è molto probabile che la prenda come un’offesa, ossia una presa in giro.

2. Comportati con umiltà



Galileo Galilei disse: “Non ho mai conosciuto uomo così ignorante da non aver nulla da insegnarmi”. È utile sapere che l’umiltà non è sinonimo di debolezza o vulnerabilità, bensì è una virtù che ci consente di vivere tenendo alta la curiosità di imparare da qualunque persona che conosciamo, anche per un attimo.

Qualunque persona che incontri sul tuo cammino, per quanto possa risultare antipatica, avrebbe qualcosa da insegnarti. Quindi l’ascolto, oltre a generare empatia, è sempre l’elemento base di una buona capacità di apprendimento.

Allargando il campo ottico, e accettando anche altri modi di vedere le cose, crei una connessione tra te e il tuo collaboratore, tra te e il tuo cliente, o tra te e i tuoi cari.

Una persona umile è consapevole dei propri valori, ma anche dei valori degli altri.

Conosco un sacco di persone umili. Lavorano con me, oppure fanno parte della mia vita in qualche maniera. Le altre le ho eliminate.



3. Ascolta in maniera attiva il tuo interlocutore (senza fretta di dire la tua)


Le relazioni richiedono pazienza, impegno e capacità di ascolto. Non molto tempo fa, avevo una brutta abitudine di parlare più della mia persona, piuttosto di ascoltare ciò che gli altri avevano da dirmi e non capivo perché i miei risultati sia nell’ambito personale che professionale erano scarsi.

Poi ho scoperto: il mio approccio annoiava le persone, per di più riuscivo ad infastidire pure mia moglie, con la brutta abitudine di parlare solo di me stesso. Povera donna, devo ammettere che è sempre stata una santa nel sopportare il mio comportamento.

Sono sempre stato una persona simpatica, tanto è vero che riuscivo a socializzare molto velocemente con le persone, e questo grazie alla mia personalità affascinante. Sicuramente è un gran valore, tuttavia le persone che risultano simpatiche all’inizio di un rapporto, è molto probabile che dopo un po’ comincino ad essere pesanti, se non cambiano disco.

Mi chiedevo perché a volte non venivo ascoltato, e sentivo una sensazione di leggero nervosismo per il fatto di essere sottovalutato.

Ecco una delle differenze tra simpatia ed empatia: una persona empatica ascolta di più e parla di meno.

Ciò nonostante, un approccio simpatico nella fase iniziale di un rapporto, a meno che il nostro interlocutore non abbia bisogno di essere ascoltato, può essere utile. Ma qui parliamo dell’ascolto empatico, che è l’unico modo per mettere a proprio agio una persona bisognosa di esprimere le proprie emozioni e raccontare i suoi problemi.

Ci vuole un allenamento costante, ma una volta acquisita l’abilità, la tua vita, sia nell’ambito professionale che personale, ne gioverà.



4. Le storie legano le relazioni. Ascolta la storia del tuo interlocutore



Tutti hanno una storia, con momenti belli o meno belli, felici o di dolore, ma non tutte le persone sono favorevoli a raccontare la propria vita. Ad ogni modo, condividendo le proprie storie, in qualche maniera ci si lega alla persona a cui si racconta. Quindi, nelle relazioni, scambiare le proprie storie di vita è utile per creare empatia. Si dà fiducia e la si riceve.

All’inizio di qualunque rapporto puoi fare domande riservate su tematiche di tipo generale per conoscere il mondo dell’altro. Domande sulle preferenze alimentari, hobby, e come passa il tempo libero, evitando di andare in argomenti intimi o religiosi che possano infastidire l’interlocutore.

Sul piano professionale, personalmente evito di sviluppare conversazioni molto personali, che hanno a che fare con le credenze, religione o le proprie convinzioni in relazione alla propria vita, tuttavia nei rapporti personali, gli argomenti privati vanno approfonditi. Una persona empatica solo dopo aver ascoltato inizia a parlare di sé e di ciò che ritiene importante per la vita.

Ad ogni modo, per scoprire il mondo dell’altro servirebbero più incontri, altrimenti il rischio è di passare per invadente, e di conseguenza impedire la giusta sintonia. Sii discreto, e limita la curiosità cercando di ottenere uno scambio di informazioni equilibrato. Mi capita spesso, soprattutto nei colloqui con clienti, di raccontare qualche cosa della mia vita privata, della mia famiglia oppure dei miei hobby. Le persone muoiono dalla curiosità di conoscerti dietro le quinte.



5. Più rendi felici gli altri, più sei felice

Non so se l’hanno pensata anche altri, ma questa citazione la sento mia. Si dice che rendendo felici gli altri, diventi un santo per essi. Infatti, tutti i personaggi religiosi hanno portato alla gente una sorta di felicità, una speranza. Oltretutto, rendere felici gli altri non è solo un beneficio per loro, ma è l’atto più gratificante che un essere umano possa mai provare.

A volte non ci vogliono grandi imprese per contribuire alla felicità altrui, non ci vogliono regali costosi oppure aumenti di stipendi. Spesso la gente associa la felicità ai soldi, ma se ragioni sempre pensando ai soldi, non sarai mai felice e di conseguenza non renderai felice nessuno.

Per fare felice una persona ci vogliono cose semplici, e proprio per la loro semplicità spesso non vengono prese in considerazione. Eccone alcune:

- Supporta gli altri emotivamente - sii premuroso e compassionevole; - Incoraggiali con parole e gesti - “sono sicuro che ce la fai”, “tu sei una persona forte, troverai sicuramente una soluzione”, e mentre lo dici, accompagna il discorso, supportandolo con un abbraccio o un sorriso compassionevole; - Ascolta e avvicinati fisicamente per dimostrare tutta la tua attenzione – evita di fare altre cose contemporaneamente, come per esempio guardare il telefono, o rispondere; - Chiamalo per sentire come sta – il tuo compagno o compagna, amico, cliente oppure il tuo collaboratore – per ricordarli che ci sei, per ricordarli che sei presente; - Aiuta solo per piacere di farlo – non aspettare niente in cambio - (ti tornerà con gli interessi abbondantemente); - Scrivi un biglietto, manda un messaggio o una mail di ringraziamento dopo un colloquio di qualunque genere– questo gesto fa sentire le persone importanti; - Esprimi un giudizio positivo – ne abbiamo già parlato nel primo principio per sviluppare l’empatia (fare complimenti); - Mostrati una persona affidabile – sii sempre onesto; - Sii felice tu stesso - Un modo per rendere felici gli altri è essere felici; - Sii affettuoso - Mostrare affetto alle persone le rende felici. Non solo con i tuoi cari, ma anche con i collaboratori o clienti; - Sii gentile – la gentilezza è uno strumento per rendere felici gli altri, oltre a rendere felice te stesso, ma anche di questo parleremo più avanti; - Fai ridere gli altri - Le risate allentano la tensione e sono meravigliosamente contagiose. Fai qualche battuta di tanto in tanto, fa bene alla salute;



6. Sii sempre solidale


Siamo più felici nel dare che nel ricevere. È importante insegnare alla famiglia, e nell’ambiente di lavoro (se si lavora in squadra) ad aiutarsi a vicenda. Questo atteggiamento nutre emozioni positive, lasciando alle spalle l’arroganza tipica degli ambienti competitivi. Essere solidali significa aiutare sia materialmente che moralmente, oltre a manifestare sentimenti di comprensione a chi si trova in difficoltà. Nota bene però: puoi insegnare agli altri la solidarietà, ma solo con l’esempio! I nostri genitori ci insegnavano a condividere, oppure ad aiutare il fratello o sorella, oppure il compagno di scuola. Ma se i tuoi genitori, come i miei, discutevano e si rinfacciavano in fase di separazione “questo è mio” e “quest’altro è tuo”, è molto difficile aver compreso la solidarietà. Le parole non hanno valore se non sono accompagnate dai fatti.

Personalmente, fino ad una tarda età, non capivo veramente il senso della solidarietà; questo è dovuto all’ambiente in cui mi ritrovavo, e alla mancanza di essa. Ero molto ambizioso, ma pensavo di fare strada da solo. Menomale la vita me l’ha insegnata e continua ad insegnarmela.


Senza il senso di solidarietà, tanti collaboratori se ne vanno perché non si sentono sostenuti dal proprio responsabile o colleghi. Tante coppie si separano per lo stesso motivo.

Infatti, nonostante l’aria frizzante ed energica che si respirava, uno dei motivi per cui me ne sono andato via dal mio vecchio lavoro, nonostante la mia autorevole posizione professionale, è stato l’ambiente freddo ed individualistico che ormai non sopportavo più.

Impara ad essere solidale, perché non è mai troppo tardi per fare del bene agli altri. Diffondi benevolenza e fratellanza, perché solo in questo modo possiamo dare un contributo al mondo. Condividi il valore della solidarietà per vivere una vita con sentimenti positivi, senza odio e negatività.

Succede anche che aiuti e ricevi in cambio il contrario. Ma se tu lo fai senza aspettarti niente in cambio vivi sempre emozioni positive, tuttavia essere solidali ci rende più sensibili ed umani, ma soprattutto persone migliori.

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Un caldo saluto da Alex.


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