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  • Alex

COME "NON FARSI METTERE I PIEDI IN TESTA" DALLE EMOZIONI NEGATIVE

Aggiornato il: 31 ott 2020

Si parla tanto della gestione delle emozioni, ma in realtà le emozioni non si possono gestire. Si può modificare loro l’intensità. Controllare le emozioni significherebbe interrompere il loro dialogo con esse e sopprimerle.


“Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo”

Vincent Van Gogh

Le emozioni sono un dono, sono messaggi del corpo e del cuore che ci comunicano sempre qualcosa d’importante. Non dobbiamo gestirle, dobbiamo imparare ad ascoltarle. Capire i loro messaggi e le indicazioni che ci danno. Le emozioni sono messaggeri dell’anima che guidano il proprio cammino. Ecco perché è importante imparare a dialogare con queste ultime.

Le emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti importanti nella nostra vita, ed è necessario conoscere i propri bisogni e quelli degli altri. È opportuno alfabetizzare le emozioni, in quanto prima ancora di agire secondo i bisogni sulla scala di Maslow, si agisce secondo le emozioni. In realtà sono loro che creano in qualche maniera i bisogni e poi di conseguenza portano all’azione. È spesso la parte emotiva-istintiva agisce più in fretta, poiché sono impulsi del cervello emotivo, ed ha un peso e una forza maggiore rispetto al cervello della ragione.

Ogni emozione ci predispone all'azione.

La paura ad esempio predispone alla fuga mentre la rabbia è un avvertimento per l'interlocutore. Provando gioia magari agisci con un abbraccio, invece l’amore porta ad azioni ben più significative, come l’amore per un figlio che mette nella condizione di fare sacrifici dedicando anni della vita per supportarli nel loro cammino, a partire dai primi passi fino ai successi professionali.

Ecco perché quando compaiono le emozioni, l'intelligenza o il QI possono non essere di alcun aiuto. La parola emozione deriva da latino E-MOVERE, ovvero: tendenza ad agire.

E le azioni determinate dalle emozioni sono più veloci di quelle della ragione. Gli scienziati hanno scoperto che il sistema limbico, essendo più antico, agisce prima della neocorteccia, in quanto è nata più tardi. Per questo i vari circuiti, chiamati sinapsi - delle vere e proprie scariche elettriche - passano prima dal sistema limbico, e solo in un secondo momento nella neocorteccia, creando collegamenti tra le due aree.

CERVELLO: RAZIONALE ED EMOTIVO

Possiamo quindi parlare di due menti: una che pensa, l'altra che sente. È la differenza tra cuore e mente, oppure tra raziocinio e cervello emotivo.




Senza andare ad approfondire la costituzione del cervello umano, ci basta sapere che il sistema limbico corrisponde al cervello emotivo e la neocorteccia al cervello pensante. La neocorteccia impiega la capacità di organizzare programmi a lungo termine e di ideare strategie mentali più razionali.

Le tempeste emozionali si originano dall'amigdala, una parte del sistema limbico. Essa funziona come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi. L’amigdala reagisce agli eventi come una sorta di molla neurologica che scatta inviando un messaggio di crisi a tutte le parti del cervello: così vengono secreti gli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, si mobilitano i centri del movimento e si attivano il sistema cardio-vascolare, quello muscolare e l'intestino. L'amigdala spinge all' azione immediata, mentre la neocorteccia, in particolare del lobo pre- frontale, lievemente più lenta, ma in possesso di informazioni più dettagliate, prepara il suo piano di reazione più raffinato.

Le emozioni sono una reazione psico-fisica e comportamentale ad un evento, essenzialmente sono impulsi ad agire, per gestire in tempo reale le emergenze della vita. Sono una importante forma di comunicazione, per noi stessi e per gli altri, che fa capire cosa effettivamente vogliamo e quali sono i nostri traguardi e i nostri obiettivi in quel dato frangente.

Alla componente emotiva si associa anche quella fisica, attraverso la secrezione degli ormoni dello stress o del benessere (catecolamine, cortisolo, endorfine ed enkefaline). Mi è successo questo fatto con mio figlio, quando aveva quattro anni e reagì all’emozione di rabbia; io insistevo nel dargli fastidio tra baci, morsichi e abbracci da lui percepiti come invasivi, e lui all’improvviso mi tirò un schiaffo in viso.

La sua reazione fu comprensibile in quanto il mio modo di manifestare l’amore era alquanto fastidioso, e gli provocava una sensazione di stress e in qualche maniera il suo comportamento fu un modo per avvertirmi della sua tensione. Non fece altro che reagire all’impulso dell’amigdala prima di elaborare l’intenzione dalla neocorteccia.

Il problema è quando queste reazioni vengono manifestate ad un’età adulta. Non tanto per il fatto che la capacità di provocare del male o dolore ha una forza maggiore, ma piuttosto perché un’azione del genere viene giudicata rigorosamente.

Dalla distruzione delle relazioni personali o rapporti professionali alle sentenze penali. Tante persone si sono rovinate la vita per brusche reazioni emotive facendo cose terribili e imperdonabili per la società.

Ad ogni modo, non necessariamente una reazione emotiva spinta dall’impulso dell’amigdala si deve manifestare fisicamente. Può essere un’uscita verbale o non verbale. Come per esempio un insulto oppure un’espressione facciale acuta che possono portare ad un congedo sociale sia su piano personale che professionale.

A volte una semplice espressione facciale genera nell’interlocutore un’emozione negativa e successivamente un motivo di discussione, quando anche la rottura di un rapporto. Alle emozioni di rabbia, gioia e paura se ne aggiungono moltissime altre come il disgusto, l'interesse, la curiosità, il senso di colpa, ecc.

Tornando all’episodio con mio figlio, nel momento in cui gli dissi che non mi era piaciuto il suo comportamento, gli provocai del senso di colpa.

A distanza di qualche minuto venne a chiedermi umilmente di fare pace, pentendosi del suo atteggiamento. Praticamente la sua neocorteccia aveva elaborato il gesto e aveva capito che non lo portava a nulla di positivo.

Ma se io non gli avessi provocato quel senso di colpa? Probabilmente le sinapsi non sarebbero mai mutate e il suo comportamento avrebbe continuato a manifestare liberamente le reazioni dell’amigdala, la qual cosa non l’avrebbe portato a risultati positivi. È meraviglioso come adesso, appena ricado nella mia dipendenza di sbaciucchiare il mio figlio, invece che tirarmi uno schiaffo, lui mi chiede con tenerezza: “Babbo, mi potresti lasciare giocare?”



Quindi il tragitto dal sistema limbico alla neocorteccia si può accorciare attraverso il senso di colpa (o rimprovero), con lo scopo di rimodellare il comportamento dell’individuo.

Infatti l’obiettivo dell’intero principio è di far sì che il tempo di elaborazione di un qualunque impulso esterno venga affinato dallo strato neocorticale più velocemente. Bisogna dare spazio a quella che chiamiamo intuizione.

L’intuizione è l’amalgamazione dell’amigdala e la neocorteccia, ovvero la velocità di filtrare ogni singolo impulso considerando le sue conseguenze. Questo non vuol dire mettersi a filtrare tutte le emozioni prima di esprimerle, ma piuttosto indica una capacità di elaborare ed esprimere tutte le emozioni in modo produttivo.

Naturalmente come tutte le capacità, anche questa competenza si può ottenere solo con l’allenamento. A questo punto possiamo dire che le emozioni positive portano alla risoluzione delle problematiche e ci sostengono nel superare tutto con maggiore abilità.

Un altro vantaggio dell’intuizione è poter risolvere i problemi in modo più saggio. Senza la paura di fallire oppure di sbagliare. Poiché capire ciò che ci preoccupa, che ci fa arrabbiare o ci fa emozionare, ci fornisce una conoscenza autentica di noi stessi e miracolosamente ci rende più bravi a gestire le relazioni con gli altri.

Inoltre il potere intuitivo ci connette al bisogno più autentico, ossia l’autorealizzazione, che si ottiene con emozioni positive, con l’amore. L’amore infinito verso se stessi e di conseguenza verso gli altri.

L’amore di sÈ

“Amare se stessi per amare gli altri”

Alexandru B. Ghita


Per centinaia di anni siamo stati abituati dalle tradizioni spirituali e religiose di amare gli altri, ma mai del amore proprio.

Come fai ad amare gli altri se non ami te stesso? Come fai a costruire delle solide relazioni se non hai ancora solidificato la relazione con te stesso? Come fai a prenderti cura degli altri se non ti prendi cura prima di te stesso?

Rispondere a queste domande significa aver compreso l’importanza del volersi bene, amarsi e aver cura del proprio corpo e mente. Significa riconoscere le proprie emozioni, i propri bisogni e ciò che realmente ti gratifica.

Tuttavia le possibilità che il nostro sesto senso mette a disposizione sono infinite: sviluppa l’empatia e spiana la strada verso la l’autorealizzazione, quel bisogno autentico di ogni essere umano, di cui ti ho parlato approfonditamente nel capitolo della motivazione. Tornando all’argomento di questo capitolo, è molto facile cadere nella tentazione delle emozioni negative nell’intera giornata, portando all’appannamento totale della nostra capacità intuitiva intrinseca.

Ad ogni modo tutte le emozioni sono un dono, sono messaggi del corpo e del cuore che ci comunicano sempre qualcosa d’importante. Non dobbiamo sopprimerle, dobbiamo imparare ad ascoltarle, e capire i loro messaggi e le indicazioni che ci danno. Le emozioni sono messaggeri dell’anima che guidano il cammino di ognuno. Ecco perché è importante imparare a dialogarci. Tra le tante emozioni che l’essere umano prova, le più importanti sono la paura e l’amore.


Agisci per paura o per amore

“Chi ama riesce a vincere il mondo, non ha paura di perdere nulla”

Paulo Coehlo


Sia la paura che l’amore sono due emozioni importanti, tuttavia quando la paura prende il sopravvento crea dei blocchi e mette in panchina l’amore. La paura si presenta in ogni situazione e in maniera perversa blocca le decisioni importanti per la propria vita. Se non ci fosse la paura, ogni persona farebbe il lavoro amato e vivrebbe la vita desiderata. Quando invece pensi di lasciare il lavoro fisso per metterti in proprio allora si presenta la paura: “Ma se non funziona?”, “Come faccio a pagare le bollette e il mutuo se non avrò successo?”, e tanti altri pensieri limitanti di questo genere. Tutti i pensieri hanno la stessa origine: la paura di fallire, non solo su piano professionale, ma anche personale, come per esempio fallire nel corteggiamento del sesso opposto. Purtroppo nella nostra società occidentale, da bambini veniamo educati con la paura di fallire o di essere rifiutati. E da grandi rimaniamo praticamente paralizzati nell’agire in direzione delle nostre aspirazioni. Ciò nonostante, la paura si presenta con sensazioni corporee e come prima cosa è utile sapere che possiamo abbassare il livello d’intensità con l’esercizio e l’allenamento, in quanto nessuna emozione è permanente. Proviamo le sensazioni a seconda delle percezioni che abbiamo in corrispondenza a quella paura, tuttavia la condizione è impermanente e là dove finisce la paura inizia a manifestarsi l’amore.


Come aumentare l’intensitÀ dell’amore verso se stessi e liberare l’intuito


"L’intuito vede sempre un attimo prima degli occhi, e non sbaglia mai."

Leonardo da Vinci


In un momento di malessere, sentivo un impellente bisogno di trovare la tranquillità spirituale. Ricordo che fu un periodo lungo e dolente. Durò più di un anno, quasi due. Fu anche l’anno di trasformazione. Ero ad un bivio cruciale nella mia vita, talmente confuso da alimentare solo pensieri inquietanti. Vivevo in pieno stato di incertezza e forti dubbi su me stesso, nonostante la buona situazione familiare e professionale.

E la mia condizione mentale stava rovinando tutto. Mia moglie non si sentiva più sicura con me, e il mio team insieme ai miei responsabili avevano capito che c’era qualcosa che non andava. Nonostante avessi ottenuto tutto ciò che mi ero proposto, ossia la realizzazione di una famiglia e una buona posizione professionale, non avevo ancora trovato me stesso.

Cosi ho scoperto la meditazione. Ossia la capacità di focalizzare il pensiero, o in altre parole la formula della concentrazione.

Oggi quando ho necessità di fare scelte importanti, sento qualche preoccupazione oppure sono a corto di idee, cosa faccio?

Torno nella presenza...

Imparando a meditare, ossia la concentrazione sul qui e adesso, ho imparato a vivere felice e fare le scelte giuste. All’inizio mi ci volle più tempo, e non mi sentivo al mio agio, ma oggi mi bastano pochi secondi per assestarmi.

Non trovavo la posizione giusta oppure sentivo una leggera ansia, ma oggi ogni qualvolta che chiudo gli occhi entro nel mio tempio sacro.

Comunque all’inizio non è stato facile, lessi diversi libri sulla meditazione (un libro che ti consiglio anche a te è Il potere di adessodi Eckhart Tolle).





Ho frequentato decine di corsi per imparare meglio le tecniche di rilassamento e ne è valsa la pena. In realtà se non lo avessi mai fatto, non avrei mai avuto la capacità di potermi concentrare, diventare un imprenditore abile e vivere abbondantemente la mia vita.

Diventare un imprenditore, non lo fatto solo per uno scopo economico o di popolarità (anche se qualunque cosa, secondo il mio parere, per poter avere una forte motivazione, deve impegnare un ritorno personale), ma soprattutto per condividere e aiutare altre persone a vivere una vita più appagante e soddisfacente. Perché tutti ce lo meritiamo.

Io me lo merito e tu lo meriti.

Quindi la meditazione aiuta a migliorare la qualità della propria vita personale e professionale. È confermato ormai da studi scientifici. Viene utilizzata come strumento terapeutico per i pazienti nei centri di psicoterapia. Ci sono ormai università che insegnano la meditazione e il mindfulness come il Center for Mindfulness all’University of Worcester in Inghilterra.

Da diversi anni la meditazione non si occupa più solo di “benessere psicologico”, ma è entrata negli ospedali con molte applicazioni: dal controllo del dolore all’immunologia, dalla cura dell’ipertensione al rallentamento del declino cerebrale.

La meditazione permette di osservare le proprie emozioni e domare la paura o l’ansia. Permette di divaricare il sentiero verso l’amore di se stessi e di conseguenza degli altri. Di vedere oltre i blocchi mentali o emotivi.

Di creare un percorso più diretto tra l’amigdala e la neocorteccia. Di creare una connessione tra mente e cuore.

Salva relazioni personali e professionali. Oltre alla meditazione basata sulla regolazione della respirazione di cui ti ho parlato nel capitolo V, per liberare l’intuito e alleviare la paura o l’ansia ci sono un’infinità di esercizi di concentrazione. Uno molto forte, che mi ha insegnato Italo Pentimalli in persona, è “l’emozione impermanente”.

Un esercizio molto efficace, che pratico tutt’ora, se ne sento la necessità.

Ecco i passaggi dell’esercizio:

  1. Pensa ad una cosa che ti mette paura, come per esempio metterti in proprio, parlare con una persona oppure iniziare un progetto rimandato;

  2. Mentre senti l’emozione, osservala a occhi aperti o chiusi, pensa alla paura e scrivi la risposta emotiva da uno a dieci (il numero è assolutamente soggettivo, considerando che uno è bassissimo e dieci è alto);

  3. Adesso guarda un oggetto che ti dà uno stato di serenità (un buddha, un foto di un bambino, un portafortuna), oppure un qualcosa di semplice come un fiore, un albero oppure una pietra per circa 30 secondi. Riporta quel pensiero che ti provocava ansia e scrivi nuovamente un numero da uno a dieci dove uno è basso e dieci è alto.

  4. Riguarda ancora quel oggetto pacifico per 30 secondi e dopo riporta di nuovo l’attenzione alla paura e scrivi il numero.

  5. Continua a farlo finché quella paura diventa trasparente e quasi inesistente. Porta il numero fino a 3 o meno e passa ad un’altra paura.

  6. Senti come l’emozione perde d’intensità mano a mano che esegui l’esercizio.

Fai diventare le tue paure segnali di allarme senza che queste predominino sulle tue scelte, abbassando la loro intensità.

Agendo per paura, tutto quello che fai ha un risultato distruttivo. Agendo invece per amore condividerai serenità e benessere con te e con gli altri.


Questo è solo uno dei tanti esercizi che utilizzo per migliorare la mia capacità di concentrazione, ma ne usufruisco di tanti altri per trarre beneficio dalle relazioni personali e professionali che le trovi nel mio libro "Impara a comunicare emotivamente":


Ricorda sempre: La qualità della tua vita dipende dalla qualità della comunicazione che hai con te stesso e con gli altri!

Alex

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